Le Dipendenze
Dipendenze da sostanze, ma anche affettive e da tecnologie. Che cosa hanno in comune gli oggetti da cui non si riesce a staccarsi, e perché isolano invece di sostenere.
Dott.ssa Laura Castaldo
Quando l'alcol, una sostanza, il gioco d'azzardo o un comportamento diventano difficili da controllare, possono occupare uno spazio crescente e avere conseguenze sulla salute, sulle relazioni, sul lavoro o sulla situazione economica.
Un percorso di psicoterapia può aiutare a ritrovare se stessi per concedersi uno spazio di scelta.
Sono la Dott.ssa Laura Castaldo, psicologa e psicoterapeuta specializzata in psicoanalisi.
Accolgo i pazienti nello studio di Via Carlo Poerio 18, in zona Chiaia, a Napoli.
Le situazioni possono essere molto diverse.
Alcune coinvolgono una sostanza e anche il corpo, altre riguardano comportamenti. Pur con differenze importanti, può essere utile chiedere un confronto quando diventa difficile ridurre, interrompere o controllare ciò che accade. Alcuni esempi, non esaustivi:
Questi segnali non sono un test e non permettono di formulare una diagnosi da soli. Anche un dubbio, prima che la situazione diventi grave, è un motivo sufficiente per chiedere un confronto. Lo stesso vale se non si sente il bisogno immediato di smettere.
Il gioco d'azzardo persistente e difficile da controllare, spesso chiamato «ludopatia» nel linguaggio comune, è una dipendenza comportamentale con dinamiche proprie: la rincorsa delle perdite, la segretezza sulle somme giocate, le conseguenze economiche.
Ha una pagina dedicata, dove il tema è trattato per esteso: Ludopatia
Nelle difficoltà legate ad alcol o sostanze la psicoterapia può avere un ruolo, ma riguarda la dimensione psicologica e relazionale.
Un uso intenso di social media, Internet o videogiochi non indica, da solo, un disturbo. È più utile osservare se ci sono perdita di controllo, crescente priorità rispetto ad altre attività e conseguenze rilevanti sul sonno, sulle relazioni, sullo studio o sul lavoro. Per questo si parla di uso problematico delle tecnologie, senza applicare automaticamente una diagnosi generale di «dipendenza da Internet».
Scommesse, casinò e slot con denaro, anche online, rientrano invece nel gioco d'azzardo e non vanno confusi con il gaming.
«Dipendenza affettiva» è un'espressione d'uso comune, ma non identifica da sola una diagnosi. Può descrivere difficoltà relazionali diverse, che richiedono di essere comprese nella storia e nel contesto della persona. Dal solo termine non si può stabilire se sia indicato un percorso individuale o di coppia: il setting va valutato nei primi colloqui. Non è la stessa cosa di una dipendenza da sostanze o dal gioco d'azzardo, anche se il linguaggio comune usa la stessa parola.
Psicologa e Psicoterapeuta specializzata in psicoanalisi
Sono iscritta dall'aprile 2016 all'Ordine degli Psicologi della Campania, n. 6960 (Verifica la mia iscrizione), e mi sono formata come psicoterapeuta presso la Scuola di specializzazione quadriennale in Psicoterapia a orientamento psicoanalitico dell'IRPA, Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata, diretto dal Prof. Massimo Recalcati.
Il mio approccio terapeutico è centrato sull'ascolto e sulla comprensione profonda delle difficoltà che i miei pazienti affrontano.
Attraverso lo strumento dell'ascolto e la relazione terapeutica, il lavoro mira a mettere in luce le dinamiche e i nodi strutturali che alimentano il malessere, favorendo una nuova consapevolezza di sé.
Per approfondire il mio percorso formativo, o per avere maggiori indicazioni sull'orientamento psicoanalitico, puoi seguire queste pagine:
Che cosa succede in un percorso
La psicoterapia può essere una parte del percorso di riequilibrio, aiutando a comprendere la funzione assunta dal consumo o dal comportamento, sostenere la motivazione al cambiamento e lavorare sulle difficoltà emotive e relazionali coinvolte.
Nel lavoro clinico si può osservare che cosa precede il comportamento, quali situazioni lo riattivano, che cosa offre nell'immediato e quali conseguenze produce nel tempo. Da qui possono prendere forma obiettivi propri, costruiti su quello che si è compreso.
Per approfondire l'approccio clinico puoi vedere la pagina: Orientamento psicoanalitico
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Ricevo presso lo studio di Napoli, in Via Carlo Poerio 18, zona Chiaia.
Si riceve su appuntamento
Lo studio è al primo piano di Via Carlo Poerio 18, in zona Chiaia.
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Il primo riferimento è il medico o il servizio pubblico per le dipendenze della propria ASL, a cui spetta la valutazione degli aspetti sanitari. Questo studio non svolge quella valutazione e non prescrive farmaci: offre uno spazio psicologico, che può affiancare quel percorso o precederlo, quando la richiesta riguarda ciò che accade attorno al consumo. Se non sai da dove partire, se ne può parlare in un primo colloquio.
Sì. Chi vive accanto a una persona in difficoltà porta una fatica propria, fatta di preoccupazione, controllo, sfiducia e cose non dette. Di questo si può parlare in un colloquio, che la persona coinvolta sia disponibile a venire oppure no. Resta un limite di cui è giusto sapere prima: un percorso si può avviare soltanto per sé, non esiste un modo di farlo al posto di un altro, e il colloquio non serve a costruire una strategia per convincere qualcuno a curarsi.
No. Lo studio è privato e non è convenzionato con l'ASL né con il Servizio sanitario nazionale. Aderisco invece al Bonus psicologo, che è una misura distinta: se hai ottenuto il codice INPS puoi utilizzarlo per le sedute secondo le condizioni previste dal contributo.
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