I Disturbi del Comportamento Alimentare
Anoressia, bulimia e obesità lette come modi di regolare il rapporto con il corpo e con l'altro, prima che come un problema di alimentazione.
Dott.ssa Laura Castaldo
Quando il cibo e il corpo occupano gran parte dei pensieri, e mangiare, non mangiare o rimediare diventa il centro intorno a cui si organizza la giornata, quello che è in gioco riguarda molto più dell'alimentazione.
Sono le condizioni che in ambito clinico si chiamano disturbi del comportamento alimentare, e un percorso di psicoterapia può aiutare a ritrovare un rapporto più libero con il cibo e con il proprio corpo.
Sono la Dott.ssa Laura Castaldo, psicologa e psicoterapeuta specializzata in psicoanalisi. Nella mia esperienza clinica mi sono occupata in particolare di disturbi del comportamento alimentare.
Accolgo i pazienti nello studio di Via Carlo Poerio 18, in zona Chiaia, a Napoli.
Non sempre si riconoscono dall'aspetto di una persona.
Anoressia, bulimia e binge eating possono presentarsi in modi molto diversi, e la stessa persona può attraversarne più di uno nel tempo.
Quello che li accomuna è lo spazio che finiscono per occupare nella vita quotidiana. Tra le forme più frequenti ci sono:
Questi esempi non sono un test e non permettono di formulare una diagnosi. Un primo colloquio serve a mettere a fuoco la situazione, senza doverla già saper nominare. Vale anche per chi legge pensando a una figlia, a un figlio o a una persona vicina.
Psicologa e Psicoterapeuta specializzata in psicoanalisi
Sono iscritta dall'aprile 2016 all'Ordine degli Psicologi della Campania, n. 6960 (Verifica la mia iscrizione), e mi sono formata come psicoterapeuta presso la Scuola di specializzazione quadriennale in Psicoterapia a orientamento psicoanalitico dell'IRPA, Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata, diretto dal Prof. Massimo Recalcati.
Il mio approccio terapeutico è centrato sull'ascolto e sulla comprensione profonda delle difficoltà che i miei pazienti affrontano.
Attraverso lo strumento dell'ascolto e la relazione terapeutica, il lavoro mira a mettere in luce le dinamiche e i nodi strutturali che alimentano il malessere, favorendo una nuova consapevolezza di sé.
Per approfondire il mio percorso formativo, o per avere maggiori indicazioni sull'orientamento psicoanalitico, puoi seguire queste pagine:
Perché la psicoterapia non riguarda soltanto il cibo
Chi arriva con una difficoltà nel rapporto con il cibo può pensare che il lavoro debba concentrarsi soprattutto su quel comportamento. Il percorso terapeutico parte da un'altra domanda: che cosa quel comportamento tiene insieme e come si lega alla storia della persona.
Restrizione, abbuffate e bisogno di controllo non si esauriscono nei comportamenti visibili. Sono spesso il modo in cui una difficoltà ha trovato una forma, e quella forma può avere una storia: nei legami, in quello che si è imparato a chiedere e in quello che si è imparato a non chiedere. Il lavoro comincia da lì e procede attraverso la parola.
Il percorso si costruisce sulla relazione terapeutica e sulla continuità degli incontri, con l'obiettivo che il rapporto con il cibo e con il proprio corpo diventi più libero.
Per approfondire l'approccio clinico puoi vedere la pagina: Orientamento psicoanalitico
Per informazioni o per prenotare un appuntamento, chiamami o scrivimi su WhatsApp.
Ricevo presso lo studio di Napoli, in Via Carlo Poerio 18, zona Chiaia.
Si riceve su appuntamento
Lo studio è al primo piano di Via Carlo Poerio 18, in zona Chiaia.
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Lo studio offre colloqui psicologici e psicoterapia. Non prescrive farmaci, non effettua valutazioni mediche e non è un servizio d'urgenza: tutto ciò che riguarda il corpo e la salute fisica va portato a un medico.
Sì. Chi vive accanto a una persona in difficoltà porta una fatica propria, fatta di preoccupazione, controllo, sfiducia e cose non dette. Di questo si può parlare in un colloquio, che la persona coinvolta sia disponibile a venire oppure no. Resta un limite di cui è giusto sapere prima: un percorso si può avviare soltanto per sé, non esiste un modo di farlo al posto di un altro, e il colloquio non serve a costruire una strategia per convincere qualcuno a curarsi.
No. Lo studio è privato e non è convenzionato con l'ASL né con il Servizio sanitario nazionale. Aderisco invece al Bonus psicologo, che è una misura distinta: se hai ottenuto il codice INPS puoi utilizzarlo per le sedute secondo le condizioni previste dal contributo.
Il primo colloquio apre una fase iniziale dedicata all'ascolto e alla conoscenza reciproca. Serve a comprendere il motivo della richiesta, ricostruire il contesto e valutare insieme se e come iniziare un lavoro terapeutico. Forma e continuità del percorso vengono definite a partire dalla singola situazione.
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