La Depressione
La depressione come risposta a una perdita, di una persona o di un posto nel mondo, e non come un difetto di volontà. Perché se ne parla sempre di più nelle società del benessere.
Anoressia, bulimia e obesità lette come modi di regolare il rapporto con il corpo e con l'altro, prima che come un problema di alimentazione.
Dott.ssa Laura Castaldo, psicologa e psicoterapeuta
Nel mio lavoro come psicologa e psicoterapeuta a Napoli rilevo che tra i sintomi più diffusi del nostro tempo ci sono i disturbi del comportamento alimentare (DCA) come l’anoressia e la bulimia.
Sul versante anoressico, il disturbo si manifesta attraverso una restrizione calorica significativa che porta a un peso molto basso rispetto agli standard di salute e sviluppo. I soggetti sperimentano una paura intensa di ingrassare e ricorrono a comportamenti come attività fisica eccessiva o rituali di svuotamento per mantenere il controllo. Questo disturbo coinvolge anche una percezione distorta del proprio corpo e una difficoltà a riconoscere la gravità della propria condizione.
Il versante bulimico è caratterizzato da episodi di abbuffata, in cui il soggetto perde il controllo e consuma grandi quantità di cibo. Questi episodi sono spesso seguiti da comportamenti compensatori come vomito autoindotto, uso di lassativi o digiuno, per evitare l’aumento di peso. La bulimia rappresenta spesso il “fallimento” di un progetto anoressico, portando a sentimenti di colpa e inadeguatezza.
Anoressia e bulimia non sono semplicemente due disturbi separati, ma due facce dello stesso disagio. L’anoressia è una forma di padronanza sul corpo, mentre la bulimia rappresenta la difficoltà di mantenere questo controllo. I soggetti spesso si trovano intrappolati in una lotta interiore, con il corpo come campo di battaglia.
Uno degli aspetti più drammatici dei disturbi alimentari è la loro capacità di diventare totalizzanti. Questi disturbi occupano ogni aspetto della vita del soggetto, influenzando la percezione di sé e le relazioni. L’ossessione per il peso e la forma fisica può portare a un isolamento che rende difficile il contatto con gli altri.
I disturbi alimentari, però, non sono solo una questione di appetito o alimentazione, ma di relazione con l’Altro. Il cibo ha una valenza simbolica, legata ai primi legami affettivi. Il rapporto con il corpo e con il cibo può riflettere un bisogno profondo di controllo o di appartenenza.
Anche l’obesità può essere letta in chiave psicoanalitica come un tentativo di colmare un vuoto interiore. Per molte persone, il cibo diventa un oggetto-analgesico, una risorsa per evitare il dolore emotivo e riempire una sensazione di vuoto. In questo senso, trattare l’obesità non significa semplicemente controllare l’appetito, ma esplorare il significato che il cibo ha nella vita del soggetto.
I disturbi alimentari sono spesso tentativi di soluzione che il soggetto mette in atto per gestire il proprio disagio emotivo. Tuttavia, quando questi tentativi iniziano a interferire con la vita sociale e personale, diventa necessario aprirsi a una nuova possibilità. La psicoterapia offre uno spazio sicuro per esplorare queste tematiche, permettendo al soggetto di comprendere e trasformare il proprio rapporto con il corpo e con l’Altro.
Attraverso il mio lavoro come psicoterapeuta, sostengo chi desidera affrontare e superare i disturbi del comportamento alimentare, accompagnandolo in un percorso verso una vita più equilibrata e consapevole.
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